giovedì, aprile 27, 2006



La contro Franchina a "Stupinigi"

Stupinigi non ammise di essersela fatta sotto, anzi si vantò del contrario. Nei giorni che seguirono Stupinigi, nonostante il brutto scherzo subito, continuò a frequentarci e a dimostrarsi degno di un'altro scherzo. Gli fu proposto di interpretare il fratello pazzo della successiva Franchina e lui con grande gioia accettò. Ora, voglio fare una premessa: erano anni molto particolari. Firenze e le sue colline erano teatro di una frenetica e disperata caccia al così detto " MOSTRO DI FIRENZE" e chi, come noi, ha vissuto quegli anni, si ricorderà certamente come le coppiette che cercavano un pò di intimità si erano organizzate: vedevi file di macchine una accanto all'altra, con i finestrini coperti da fogli di giornale, il piazzale Michelangelo era il posto più frequentato, mentre le vicine colline erano rimaste isolate, solo pochi temerari osavano appartarsi in quei luoghi diventati così tremendamente pericolosi.

La settimana successiva fu interamente dedicata alla stesura della rigida sceneggiatura e del copione, che gli attori dovevano interpretare, per l' imminente scherzo.

Comprammo delle audiocassette, su cui registrammo dei dialoghi che avrebbero dovuto simulare delle comunicazioni di servizio fra autopattuglie dei Carabinieri, del tipo:" Qui centrale ad auto 31. Segnalata aggressione coppietta. Recarsi via Piana. Marignolle. Massima Priorità " Oppure: "Qui Autopattuglia 31 a centrale, ricevuto, passo e chiudo". Ci munimmo anche di pistole giocattolo e falsi distintivi dei Carabinieri, tutto doveva essere perfetto.

Sei erano gli attori che interpretavano i Carabinieri e per la prima volta fu inserito un altro gruppo di personaggi: i giornalisti, muniti di macchine fotografiche, carta e penna per intervistare il Mostro, arrestato in flagranza di reato.

Tutto era pronto.

La Contro "Franchina"

"Il BAR ENZO DETIENE I DIRITTI D'AUTORE"

Il luogo era lo stesso utilizzato per la Franchina e pure il protagonista, ma lui certamente non lo sapeva.

Le macchine dei Carabinieri si trovavano già sul posto ben nascoste, così come quelle dei giornalisti e gli spettatori, accorsi come sempre in gran numero. In fondo allo stretto viottolo che portava al laghetto della S.M.A si vedeva parcheggiata l'auto sulla quale si trovava la finta vittima di Stupinigi: "Leonardone" 1,92 mt per oltre cento chili. Come se non bastasse la sua stazza per spaventare, per renderlo ancor più inquietante, gli disegnammo sui bracci dei finti tatuaggi, teschi, coltelli, croci ecc... Indossava un gilet con le frangie e sotto niente altro, era anche armato di un gatto a nove code, si, avete capito bene, come quelli che si vedono in quei negozietti che vendono suvenir per turisti. Ora mancava solo Stupinigi.

Erano circa le 10 PM e al contrario della settimana precedente non c'era neppure la luna, questo rendeva il luogo ancor più inquietante. Stupinigi arrivò dopo circa mezz'ora accompagnato da chi, la settimana prima, aveva interpretato il fratello pazzo. Lo scaricò a circa un centinaio di metri dall'auto in cui si trovavano le vittime:"Vai, eccoli là, mi raccomando picchia duro" Disse Leonardo rivolgendosi a Stupinigi, il quale rispose:" Ora vi faccio vedere io come si fa. Se lo ricorderanno per tutta la vita questo giorno". D'altra parte non vedeva l'ora di rifarsi dell'umiliazione subita la volta precedente. I vetri dell'auto erano completamente appannati, si intravedevano solo due sagome che simulavano un amplesso, Stupinigi si avvicino all'auto correndo e... Bann! Lasciò partire un calcione sullo sportello lato guida e poi..... Bumm! Un cazzottone sul finestrino, sempre dalla parte del conducente dove vi si trovava seduto Leonardone. Questo, in meno di mezzo secondo, uscì dall' auto gridando:" Ma che c.....zzo vuoi? Ma chi c...zzo sei? Io ti ammazzo" E brandendo il gatto a nove code, lo roteava in aria avvetandosi su Stupinigi che terrorizzato cercò di fuggire. Ma fu subito agguantato dalla morsa ferrea dell'energumeno che gli strappò completamente la maglietta di dosso e afferrandolo per il collo lo scaraventò su di una recinzione che si trovava ai bordi della viottola. Stupinigi invocava disperato il nostro aiuto e rivolgendosi al colosso:" E' uno scherzo, aiutooo! Questo mi ammazza, diteglielo che è uno scherzo,aiutoooo!!!" Poveretto non si era accorto che lo scherzo era per lui.

Passarono pochi minuti. Le auto dei Carabinieri, facendo stridere le gomme sullo sterro, entrarono in scena: i fari abbaglianti e le torce illuminarono il volto, sconvolto dalla paura, di Stupinigi:"Carabinieri" Gridarono, pistole alla mano:"Lascialo andare o apriamo il fuoco" Dissero, rivolgendosi a Leonardone che teneva ancora spiaccicata sulla rete la faccia disperata di Stupinigi. Il poveretto, penso, che alla vista delle forze dell'ordine si sia sentito come in quei films western dove i buoni assediati e ormai senza via di scampo, circondati da centinaia di feroci Indiani, odono gli squilli di tromba della Cavalleria.

Lui certo non poteva immaginare che quella era solo la fine del primo tempo di una contro Franchina.

I finti Carabinieri, dopo aver diviso i due, li interrogarono per capire cosa stava succedendo. Leonardone fu il primo a dare la sua versione,al che i falsi carabinieri, senza neppure ascoltare quel che l'altro aveva da dire, esultando di gioia ammanettarono il povero Stupinigi:" Lo abbiamo preso!!!! Il mostro, il mostro lo abbiamo preso". Stupinigi udendo quelle parole:" Il mostro!? Ma che dite, il mostro chi? Aiutooo, ragazziiii ma che fanno questi? Vi state sbagliando io non sono il mostro, sono il fratello pazzo è tutto uno scherzo" Intanto fecero il loro ingresso anche i giornalisti. Stupinigi, con i polsi ammanettati dietro la schiena come un pericoloso criminale, fu caricato a fatica su una delle due macchine. Intanto i giornalisti, come squali famelici che puntano alla preda, accerchiavano l'auto dove Stupinigi era stato rinchiuso, facendogli mille domande. Stupinigi chiuso in auto e ammanettato guardava, stordito dalle urla e dalla folla che a quel punto si era radunata intorno a noi. I Carabinieri risalirono sulle due auto mentre il mangianastri a tutto volume gracchiava:" Centrale ad auto trentuno. Segnalata aggressione via Piana Marignolle......" "Qui auto trentuno abbiamo catturato il mostro di Firenze" Risposi io, che nello scherzo interpretavo un Carabiniere che per l'appunto era familiare di una delle vittime del mostro:" Io questo non lo porto in centrale. Questo maniaco ha ucciso mia sorella, io lo ammazzo!! Qui! Ora!" Stupinigi, udite quelle parole, si mise a piangere e a dimenarsi come un'ossesso, allora il mio collega, che gli stava seduto accanto, cercò di calmarlo, poi rivolgendosi a me disse :" Ma si, hai ragione impicchiamolo questo bastardo!!" Intanto dietro di noi un carosello di auto e motorini ci seguiva, impazienti di vedere come andava a finire lo scherzo.

Il collega che stava seduto accanto a Stupinigi tirò fuori un cappuccio di stoffa nera e glielo calzò in testa, Stupinigi continuava a piangere, disperato ed impaurito:" Io non so-no , il mo-str-o, lasc-iate-mi, andare vi prego, era solo uno scherzo, vi prego non mi ammazzate".

Arrivati davanti al cimitero di Soffiano ci fermammo, facemmo scendere dall'auto Stupinigi, che ora, oltre alle manette ai polsi aveva la testa interamente coperta da un bel cappuccio di stoffa nera che gli impediva la vista. Gli passammo una corda intorno al collo, Stupinigi era terrorizzato, si dimenava, tirava calci e urlava a squacia gola: "Aiutooo mi vogliono impiccareeee, aiutooo".

A quel punto, vedendo la sua disperazione, presi da compassione sospendemmo lo scherzo, ormai arrivato alla sua conclusione (non potevamo mica impiccarlo veramente!).

Innanzi tutto gli togliemmo il cappuccio e, prima di liberargli i polsi, (non si sa mai) gli dicemmo la verità. Stupinigi ebbe un attimo di smarrimento, poi si guardò intorno e finalmente in mezzo alla folla riconobbe dei volti a lui noti, e capì. Si lasciò cadere seduto su di una panchina con ancora i polsi legati dietro la schiena e, ancora singhiozzante, si rivolse a noi esordendo con un:" Siete dei pezzi di m...rda, andate pigliarvelo nel C...lo".

Io credo che questo sia uno dei nostri scherzi meglio riusciti. Voi non ci crederete, ma appena un'ora dopo la fine dello scherzo, Fabio si complimentò con Stupinigi per come, coraggiosamente, aveva superato le prove che gli avrebbero consentito di entrare a far parte del clan dei "MARSIGLIESI". Tutti noi, udite quelle parole lo guardammo e onestamente dicemmo: " Fabio no!! Ora basta, gliene abbiamo già fatti due, basta!! Poveretto". Ma Stupinigi rispose, rivolgendosi a tutti noi: "Erano prove per entrare a far parte di una banda? Le ho superate?". Noi cercammo in tutte le maniere di fargli capire che Fabio stava scherzando di nuovo, ma lui non ci credeva, era convinto che noi non lo ritenessimo all'altezza di entrare a far parte del "clan dei Marsigliesi". Se la prese così a male che dopo quella sera non lo vedemmo più.

Qualche anno dopo venimmo a sapere che Stupinigi fu arrestato per rapina a mano armata. Aveva rapinato un noto albergo del centro di Firenze ed era fuggito con la propria auto. Dopo un'ora dei VERI CARABINIERI lo arrestarono. Avete capito chi era il vero cattivo?





24/04/2006 Due pieghe sulla Volterranea fino a Golfo Baratti

Oggi ci siamo trovati al Bar Enzo, io, Sergio e il Merlo, ogniuno con la propria moto, ci siamo presi l' intero pomeriggio tutto per noi e siamo partiti, per Golfo Baratti percorrendo la via Volterranea, stupenda strada che, attraversando la provicia di Firenze e Pisa, conduce a uno dei più suggestivi litorali presenti in Toscana. Siamo partiti alle ore 14.10 circa, dopo qualche incertezza dovuta alla condizione psicologica del Merlo, rimasto traumatizzato dalla nostra ultima uscita in moto, la settimana scorsa. La strada è un susseguirsi di sali e scendi sulle nostre meravigliose colline Toscane, curve e tornanti sembrano disegnati col pennello, l'asfalto offre un' ottima tenuta ed è in discrete condizioni. Per quanto riguarda le condizioni meteo: 31°c, niente vento, cielo limpido. Cos' altro ci mancava? Direi niente. Il Merlo ci seguiva intrepido e veloce come una Tartaruga zoppa. Ci saremo fermati quattro o cinque volte ad aspettarlo, fumandoci una sigaretta e chiedendoci il perchè di tanta lentezza. A metà sigaretta eccotelo calmo e beato con la sua moto luccicante e gorgogliante come una caffettiera sul fuoco:" Io mi avvio tanto poi mi riprendete" Ci diceva, tutte le volte che ci raggiungeva, per poi proseguire lungo la via che piano piano ci ha condotto a Volterra dove abbiamo fatto la nostra prima sosta. Era talmente caldo che mi è toccato togliere le termo fodere della giacca e dei pantaloni, stavo morendo di caldo. Erano già le 17.00 passate ed eravamo ancora a Volterra, almeno un'altra ora di strada ci separava dal mare. Ci rimettiamo in moto, ora l'andatura è molto più spedita, complice la strada, una lunga striscia d'asfalto con curve veloci che consentono un' andatura più veloce anche per il traumatizzato Merlo. Il paesaggio è sublime, spledide colline ricoperte di un tappeto verde smeraldo, dove verrebbe voglia di rotolarsi come bambini, vecchie fattorie riconvertite in splendidi agriturismo con piscina e le più svariate offerte di svago: Mountainbike, escursioni equestri e visite guidate alle vicine città d'arte come Firenze, Pisa, Siena, Volterra e ai loro comuni più famosi come S.Gimignano ......http://www.seekitaly.com/tourism_italy/toscana/sangimignano_volterra/volterra_fortress001.jpg
http://www.sangimignano.com/
http://www.comune.siena.it/ilturista/?lan=ITA
http://www.pisaonline.it/e-default.htm
http://www.firenze-online.com/

Giunti a San Vincenzo percorriamo la strada che corre lungo la stupenda pineta della Principessa, in direzione Piombino. L'area è fresca, procediamo con le visiere aperte ad andatura turistica, inalando quanta più aria possibile. Quale senso di libertà ti dà la moto? Niente, è per me paragonabile.

Sopra di noi intravediamo la possente struttura del castello di Populonia, che, dalla sua posizione, domina dall'alto il sottostante Golfo di Baratti. Arrivati al bivio di Populonia imbocchiamo la stretta strada che si arrampica su di una collinetta la quale cela come un sipario la vista, ma una volta scollinata si apre, di fronte a noi uno stupendo panorama fatto di colori e profumi che solo la macchia mediterranea può offrire. Decidiamo di fermarci sulla piccola passeggiata di fronte alla Necropoli Etrusca, ci fumiamo una sigaretta e, dopo le foto di rito, il pensiero di Sergio va a sua moglie: "Io sono quà, e lei è ai giardini con la bambina" Ci guardiamo e io aggiungo: " Che vitaccia!!" Scoppiamo a ridere.

Il mare è di un colore che non riesco a descrivere, un tutt' uno con il cielo azzurro che contrasta con la verdissima vegetazione,e che è possibile ammirare solo in questa stagione.

Rimontiamo in sella alle nostre moto e ci inerpichiamo lungo la strada che porta al castello. Questa strada offre una vista assai insolita del golfo, soprattutto giunti circa a metà, su di una curva, propio di fronte al piccolo parcheggio naturale da cui parte il sentiero che conduce a "BUCA delle FATE", il mare ci appare sia a destra che a sinistra della strada, confondendo notevolmente il mio scarso senso dell' orientamento.

Parcheggiamo le moto sotto la grande porta che apre la via del piccolo centro di Populonuia, la via centrale è gremita di turisti italiani e stranieri a caccia di un qualche ricordo da portare a casa, ma non sanno che l'unico, vero ricordo non lo troveranno nei numerosi negozietti che vendono suvenir: l'atmosfera, il senso di pace, l' antichità, la natura e il panorama unico, sarà quello che si porteranno a casa e che non dimenticheranno. Io sono anni che frequento la zona, sia in estate che d'inverno e vi garantisco che tutte le volte che vi faccio ritorno l'emozione ed il fascino che emana il luogo sono gli stessi della prima volta.

Entriamo nell'unico bar del paese, ci prendiamo tre gelati e ci avviamo fuori dalle mura, costeggiamo l'antica torre fino ad arrivare allo strapiombo a picco sul mare aperto, da dove è possibile ammirare alcune delle isole dell'arcipelago Toscano: "l'isola D'Elba e Capraia"http://www.elbacom.it/

http://www.isoladicapraia.it/photoalbum/index.html

La giornata è stupenda, il mare una tavola levigata. Sotto di noi numerose imbarcazioni scivolano silenziose sulle acque, lasciado una scia bianca e spumeggiante dietro di loro, unica, lieve, precaria traccia del loro passaggio, su quelle stesse acque dove secoli prima l'antico popolo degli Etruschi prima e le navi Pirata dopo vi attingevano le risorse che quel mare e quella terra offrivano.

L'orologio e il pensiero di chi avevamo lasciato a casa ci riporta alla realtà, è tardissimo, dobbiamo rientrare. Recuperiamo le nostre moto, decidiamo di rientrare percorrendo l'autostrada. Il sole, alle nostre spalle, vicino al tramonto, con la sua luce arancione e calda ci segue, alimentando in me la gioia e la soddisfazione per la giornata passata insieme a i miei amici. Chiuso nel mio casco integrale penso già alla prossima avventura e agli amici di sempre.

giovedì, aprile 20, 2006



Leonardo Cappelli il fratello pazzo

della Franchina a "Stupinigi"

RAGAZZI DEL " BAR ENZO" (5° parte)

Il ritorno a casa, come sempre quando terminano le vacanze, fu molto traumatico e non solo per la fine delle vacanze. Quelli più grandi di noi ricevettero a casa la cartolina per la visita militare, fatto che a quei tempi segnava per noi un pò la fine della spensieratezza adolenscenziale e noi eravamo molto spensierati!!!! Non fraintendetemi, non è che non avessimo nulla di serio a cui pensare, anzi più della metà di noi già lavorava in maniera stabile e chi non lavorava frequentava la scuola in maniera proficua. Non vorrei dare l'impressione che fossimo dei delinguenti, rissaioli e ladri.......forse un pò lo eravamo, ma solo per gioco, ancora non esistevano i video giochi dove poter scaricare le proprie Ie paure ed aggressività che tutti gli adolescenti hanno dentro di sè. Con i fatidici 18 anni arrivarono anche le prime patenti e questo alzò il target delle "cazzate" in maniera esponenziale. Messe le vespe in garage arrivarono le prime moto, auto ed altre cose che per i nostri diciotto anni ci spettavano di diritto.

Il 1982 stava per finire, anno mitico!!! Per l'ITALIA del pallone"CAMPIONI DEL MONDO". Come dicevo prima, i più grandi tra noi cominciarono a partire per la leva militare, sembrava che tutto il nostro mondo, il" Bar Enzo", si stesse sfasciando. Ma questa era solo un'impressione!!!!! Infatti, negli anni avvenire, furono messi in atto fra i più esileranti scherzi che mente umana potesse concepire: le Franchine, le contro- Franchine, false cartoline precetto, trasporto di animali pericolosi, guardie e ladri, il tutto accuratamente pianificato con una regia degna dei migliori registi. Insomma delle vere opere teatrali, i cui attori protagonisti erano dei poveri malcapitati che avevano la sfortuna di averci incontrato. Una delle Franchine meglio riuscite fu ai danni di un certo"STUPINIGI", naturalmente questo non era il suo vero nome.

"Stupinigi" lavorava come idraulico insieme all'Avvoltoio e a Fabio (il Novembri), si era fatto notare per le cazzate che diceva, il tipo era anche un pò sbruffone e questo faceva di lui la vittima perfetta. La franchina generalmente era uno scherzo di cui tutti potevano diventare vittime," bastava aver tanta voglia di trombare". Le vittime generalmente ci venivano presentate da conoscenti di altre compagnie o da amici degli amici, il malcapitato veniva portato al Bar Enzo e ne diventava un membro o almeno questo era ciò che lui doveva credere!!! Questo era essenziale per conquistarne la fiducia. Così fu per Stupinigi.

LA FRANCHINA A "STUPINIGI"

La notizia che i ragazzi del Bar Enzo stavano organizzando uno dei loro scherzi era giunta anche alle altre compagnie e nessuno si sarebbe mai perso l'evento.Una sera, parlando fra di noi con Stupinigi lì presente, ragionavamo di una certa Franchina, una ninfomane insaziabile, che a mai nessuno era riuscito soddisfare per la sua voglia sfrenata di sesso. L'esca era stata lanciata e come ogni buon pescatore bisognava solo aspettare con pazienza che il pesce abboccasse. Non ci volle molto!!! Stupinigi cominciò a sommergerci di domande:"Ma chi è questa? Dove stà, quanti anni ha, ma è bella?" Fino alla fatidica richiesta che tutti noi aspettavamo:"FATEMELA CONOSCERE". Il pesce aveva abboccato. Ora però c'era un problema: la Franca non era sola, viveva con suo fratello, il quale era completamente fuori di testa e oltre tutto era anche grosso. Ma come dice un antico detto: "un pelo di fica tira più di una coppia di buoi al traino" Stupinigi non si sarebbe certo fermato davanti a un così piccolo dettaglio, trascurabilissimo. Il discorso generalmente finiva:"OK, se propio vuoi correre questo rischio te la faremo conoscere, ma sappi che è molto pericoloso, noi non crediamo che tu abbia tutto questo coraggio". Stupinigi:"Ragazzi voi non mi conoscete abbastanza io non ho paura di niente, fatemela conoscere". A questo punto passavano alcuni giorni necessari ad organizzare il tutto e che servivano per fare accrescere il desiderio e l'eccitazione dell'attore protagonista, la"VITTIMA".

Generalmente il luogo era sempre il solito, la S.M.A, dove ora ha sede una nota palestra della città la "KLAB". E' una zona collinare, molto isolata, un oasi di campagna che domina il quartiere di Soffiano- Legnaia. Dietro gli stabilimenti della S.M.A si trova (ora è diventata un' area privata chiusa da un cancello) una strada che porta a un piccolo laghetto, tutto intorno ulivi e campi, qualche villa e niente altro. Di notte era il posto perfetto per questo genere di operazioni.

Almeno un'ora prima dello scherzo la zona intorno al laghetto era già gremita di spettatori ben nascosti tra i ripari naturali che il terreno poteva offrire. La vittima veniva accompagnata da uno di noi che, dopo averlo istruito, lo abbandonava a sè stesso.

"Stupinigi è arrivato il tuo momento, ti abbiamo fissato un'incontro con la Franchina, è per giovedì sera alle 21.00, perchè suo fratello va a giocare a biliardo. Quindi lei puo uscire di casa. Vi vedrete al lago della S.M.A. Se non sai dove si trova ti ci portiamo noi". E così fu.

Non avendo mezzi di trasporto, due di noi lo accompagnarono sul luogo prestabilito dell'appuntamento, e se ne andarono dopo aver fissato un'orario per andare a riprenderlo. Intorno a lui ci saranno state un centinaio di persone, forse anche di più, correvamo un grosso rischio, c'erano troppe persone e Stupinigi poteva accorgersene, ma non fu così; Stupinigi si incamminò in direzione del laghetto, camminava con passo spedito, di tanto in tanto si guardava intorno, si fermava voltandosi indietro e poi ripartiva. Tutto stava filando liscio. Giunto all'ingresso della strada sterrata che portava al laghetto la Franchina fece la sua apparizione. Noi ci trovavamo a poche centinaia di metri, potevamo vederli ma non riusciavamo a sentire ciò che dicevano, ma poco importava, quel che veramente contava era cosa sarebbe successo di lì a poco. Intanto la Franchina, come da copione, lo fece spogliare. Lui si tolse tutti i vestiti, rimanendo in mutande. Era giunto il momento dell'entrata in scena del fratello pazzo, ruolo che generalmente recitavano alternandosi (in seguito capirete perchè) Leonardo Bianchi e Leonardo Cappelli. Il primo è un omone di 192 cm. per oltre 100 Kg di peso. Il secondo 180 cm per 120/130 Kg. Quella sera il ruolo del fratello toccò a Leonardo Cappelli, vero fidanzato della ragazza che interpretava la Franchina. Era ormai calato il sole e Stupinigi e la Franchina erano uno davanti all'altro, lui in mutande e lei che recitava perfettamente la parte, fino a che:" Scappa!! Scappa!!! C'è mio fratello, se ti prende ti ammazza" Da una macchia, che si trovava a circa duecento metri da loro, sbucò come d'incanto un terribile figuro in canottiera, con due braccioni grossi come un tronco d'albero e una voce che sembrava quella di un orco. Stupinigi, con nostra sorpresa, non sembrò molto spaventato da ciò che stava accadendo, infatti non fece assolutamente niente, non si mosse di un cm. Intanto il fratello pazzo si era portato a pochi cm da Stupinigi che, con nostro stupore, quasi sembrò voler affrontare il bestione, che era minimo tre volte lui. Il fratello pazzo non si aspettava quella reazione e, con gran prontezza, improvisò come un bravo attore di teatro davanti a un imprevisto non calcolato. Afferrò lo sventurato per il collo e lo scaraventò a terra continuando a urlare come un forsennato. Stupinigi, resosi conto che il pericolo era reale, si dette alla fuga: ripercorse la strada in senso opposto correndo come il vento e urlando a scuarcia gola:"Aiutoooo!!! Mi ammazzanoooo". Raggiunse la strada principale, che porta al cimitero di Soffiano, scalzo e indossando solo le mutande, mentre suonava tutti i campanelli delle poche abitazioni che trovava lungo la sua fuga per la salvezza, e ripartendo senza aspettare che qualcuno accogliesse le sue richieste di aiuto. Giunse fino al cimitero. Noi lo avevamo seguito e così anche le altre compagnie che erano venute ad assistere allo scherzo, ma lui era talmente impaurito e sotto shock che nemmeno se ne era accorto.Non potete immaginare che risate quando, ripresosi dallo spavento, alla vista di tutte quelle persone non capiva cosa realmente stava accadendogli. La sua reazione, quando finalmente si rese conto che era tutto uno scherzo............

mercoledì, aprile 19, 2006




I RAGAZZI DEL "BAR ENZO" (4° parte)

"HEI!!! HOMBRE!!!"

La sera successiva allo scherzo, come quasi tutte le sere, decidemmo di andare a mangiare una pizza in pineta.
Io e il mio passeggero Merlo e il Cheloni che ci seguiva con la sua vespa, stavamo percorrendo la strada principale di Follonica, quando notammo, davanti a un bar, due ragazze molto carine che stavano parlando tra di loro. Io fermai la mia vespa mentre il resto del gruppo, escluso il Cheloni che era subito dietro di noi, tirò dritto. Le due ragazze continuavano a parlare tra di loro. Io,il Merlo e il Cheloni, fermi sul lato opposto della strada, ci guardammo come per decidere che fare, il Merlo..... nel medesimo momento lanciò un fischio indirizzato alle due ragazze, le quali neppure si voltarono. Quel gesto elegante non passò inossevvato.Due sconosciuti che erano seduti fuori dal bar, i quali avevano assistito a tutta la scena, si alzarono dalle loro sedie e, camminando, attraversarono la strada. Noi, ingnari di ciò che stava per accadere, stavamo per ripartire, quando:"Hei!!!! Hombre". Solo in quel momento ci rendemmo conto che i due tipi ce l'avevano con noi. Avranno avuto tutti e due circa trent'anni, non erano altissimi, ma sicuramente molto massicci e sicuri di sè !!!
Uno dei due, afferrò con il dito indice e il dito anulare il naso del Merlo, chiudendolglielo come in una morsa, torcendolo come se stesse cercando di togliere un chiodo da un pezzo di legno con un paio di pinze. Il Merlo lanciò un grido di dolore tremendo, io, preso alla sprovista, scesi subito dalla vespa, cercando di fermarlo e gridando al Cheloni:"Vai a chiamare i Ragazziiiii !!! Corriiii Giovanni" Lo spintonai per allontanarlo da noi. L'altro tipo se ne stava in disparte senza fare niente mentre quello che aveva afferrato il naso del mio amico si rivolse a me dicendomi di farmi gli affari miei e che non dovevamo importunare le ragazze di Follonica. In meno di dieci minuti, in contro senso e a tutta velocità, arrivarono gli altri che, scaraventando le loro vespe per terra, si avventarono sul tizio che fino a quel momento era stato in disparte. Ne scoppiò una mega rissa. Quattordici contro due!!!!!
Questi, messi spalle al muro, sferravano dei cazzottoni tremendi a chiunque cercava di avvicinarli. Ci rendemmo subito conto che non avevamo a che fare con due sprovveduti, eravamo tanti, ma sicuramente eravamo delle mezze seghe e questi due i nostri colpi nemmeno li sentivano. L'Undini si tolse dai piadi uno zoccolo "Dot. Schulz" (andavano di moda) e trovandosi alle spalle di uno dei due glielo scagliò in testa; il tipo non sembrò accusare il benchè minimo dolore, si voltò e guardò ammiccando l'Undini che, accortosi di non aver provocato danni, cominciò a correre intorno a una macchina in sosta con il tipo che lo rincorreva gridando:"Hei !!! Amigo ti ho visto vieni quà!!!".
Non so quanto tempo andò avanti, so solo che noi avemmo la peggio, e uscimmo da questa rissa con le ossa ammaccate. Intanto qualcuno aveva chiamato i Carabinieri, che arrivarono sul posto con le sirene spiegate, erano due pattuglie e un cellulare, cercammo tutti di spiegare ognuno la sua versione dell'accaduto, ma non vollero sentire discorsi. Ci caricarono tutti sul cellulare, dove Gianni, mio cugino, riprovò ad aggredire uno dei due tipi, ma fu subito fermato dal Carabiniere che si trovava di scorta all'interno del mezzo. Ci condussero nei locali della stazione dei Carabinieri di Follonica dove il Maresciallo, uno alla volta, interrogò tutti i partecipanti alla rissa. Tutto fini per il meglio nessuno di noi si beccò una denuncia per rissa, e dopo una bella lavata di tasta ci rilasciarono tutti. In seguito, ci informarono che i due tipi veramente tosti che ce l'avevano quasi suonate, erano due pugili. Il mattino seguente, come tutti i giorni andammo sulla spiaggia dove mio zio aveva la casa. Arrivammo di buon ora e naturalmente con l'intenzione di non raccontare niente dell'episodio accaduto la sera precedente. Mio zio era seduto sulla sdraia e stava leggendo il giornale il "Tirreno" in prima pagina a lettere cubitali"RISSA DAVANTI ALLA DISCOTECA GIGLIOLA DI FOLLONICA COINVOLTI UN GRUPPO DI FIORENTINI E DUE PUGILI DI GROSSETO"Alla vista dell'articolo ci gelò il sangue nelle vene, soprattutto a mio cugino Gianni. Mio zio:"Avete letto il Tirreno? questi sono delinguenti!!! se tu, facessi una cosa del genere ti strappo tutti i capelli con le mani, capito?" queste le sue parole nei confronti di Gianni suo figlio.

domenica, aprile 16, 2006






I RAGAZZI DEL "BAR ENZO" (3° parte)

Le giornate passavano veloci e spensierate, fra una razzia di cocomeri nel campo vicino al campeggio e delle pantagrueiche scorpacciate di cozze cucinate da mio zio Franco. Il nostro accampamento, col passare dei giorni, assomigliava sempre di più a una discarica. Una sera il Merlo conobbe una ragazza molto più grande di lui, aveva anche la macchina!!!!! Ed era poliomelitica (poverina!!); tutto eccitato corse da noi per comunicarci la sua conquista e che la sera seguente non sarebbe venuto con noi. Con poca difficoltà lo convincemmo ad organizzare uno scherzo alla poveretta (non era la prima volta che organizzavamo questo genere di scherzi, ma questo argomento merita un capitolo a sé).

L' appuntamento era per le 09.00 PM davanti alla discoteca Gigliola di Follonica. La sventurata arrivò puntuale con una 126 FIAT rossa tutta scassata, il Merlo era già lì tutto bello (si fa per dire) e lì c'eravamo anche noi. Naturalmente ben nascosti alla loro vista solo allora notammo che la ragazza aveva un problema, era "poliomelitica". Il Merlo dopo un tiepido bacio montò in macchina sul lato passeggero, lei si mise alla guida e dopo pochi secondi si allontanarono dal centro abitato in direzione della pineta. Noi, molto velocemente e stando attenti a non farci notare, ci mettemmo all'inseguimento della sventurata che, ignara di ciò che le stava per capitare, guidava spedita la sua macchinina. Ad un tratto mise la freccia ed entrò in una stradina stretta e sterrata che conduceva fuori dalla portata di sguardi indiscreti, o almeno ne era convinta! Spengemmo i fari e parcheggiammo le nostre vespe sulla strada. In fondo alla viottola che non aveva altre via di fuga, si vedevano i fanalini di coda della macchina, che si era fermata, il muso era rivolto verso la pineta. Proseguimmo a piedi cercando di avvicinarci il più possibile ai due amanti.

La zona era completamente al buio e isolata, le uniche luci erano quelle dei fanalini posteriori e della luce fioca dell'abitacolo. Dai piccoli finestrini intravedevamo le due figure che sembravano parlare fra di loro, noi ci mettemmo al riparo dietro un mucchio di terra, eravamo a circa una trentina di metri dalla macchina e aspettavamo il momento giusto per entrare in azione.

Indossammo degli occhiali da sole, naturalmente "RAY BAN " a goccia,non vedevamo una mazza!! Ma ci rendevano più inquietanti. Qualcuno di noi impugnò un lungo bastone trovato sul posto, mentre altri erano armati di lunghe catene. Passarono pochi minuti e decidemmo di entrare in azione. Uscimmo allo scoperto e con molta calma, senza dire una parola, raggiugemmo la macchina, la circondammo e uno di noi aprì la portiera dalla parte dove era seduto il Merlo:"Brutto pezzo di merda ci hai fregato, ridacci i soldi della droga che ci hai venduto o facciamo secco te e la tua ragazza" E bhaamm, uno schiaffone, che era sicuramente vero, colpì il Merlo in pieno volto. Fu trascinato fuori dalla macchina e preso a calcioni, intanto la poveretta che non era scesa di macchina strillava:"Non lo conosco, è la prima volta che esco con lui!! Aiuto!!! Lasciatemi andare non dirò nulla a nessuno" E noi:"Zitta puttana ora ti si fa fuori anche a te se questo stronzo non ci rende i soldi" Intanto il Merlo continuava a essere malmenato senza tanti complimenti. La ragazza era terrorizzata e continuava a piangere e a negare il suo convolgimento sentimentale con il Merlo, il quale, rottosi i coglioni di prendere botte, fece finta di renderci il denaro. Intanto, uno di noi (non ricordo chi) si avvicinò alla ragazza mostrandole un lungo coltello a serramanico :"Se parli ti ammaziamo, conosciamo il tuo nome e sappiamo dove abiti" La ragazza a malapena riusciva a parlare e con voce singhiozzante rispose:"Vi prego, lasciatemi andare, non dirò niente, io non vi ho mai visto" Lasciammo andare via la poveretta da sola,mentre il Merlo ci insultava:"Teste di cazzo mi avete fatto male, ma che siete? Cretini!!!."

Lo scherzo era riuscito perfettamente!!!!!!

sabato, aprile 15, 2006



I RAGAZZI DEL "BAR ENZO" (2° parte)

Agosto 1982 data fatidica !

Dopo varie discussioni fra di noi arrivò anche il tempo delle ferie insieme. Le prime da soli!!! Dove andare? Come ho già detto non fu cosa semplice trovare la destinazione, erano le prime vacanze da soli, con le nostre inseparabili vespe e tutto doveva essere perfetto e indimenticabile. Dopo varie mete prese in considerazione e poi scartate, tutti concordammo di partire per la Puglia: il Gargano.

Decidemmo di partire alle ore 08.00 AM.

Visto che mio cugino Gianni era solo in casa, perchè i suoi erano già partiti per le ferie, decidemmo di andare a dormire tutti a casa sua: potete immaginare quanto abbiamo dormito !!! Alle 04.00 AM eravamo già sopra le nostre vespe, tutte cariche all'inverosimile: tende, sacchi a pelo, tegamini per cucinare e borsoni pieni di vestiti, il tutto suddiviso tra il portapacchi anteriore e quello posteriore, io portavo anche come passeggiero il mio amico Merlo.

Ci dirigemmo verso la via Cassia, che ci avrebbe condotto fino a Siena, da lì avremmo raggiunto Grosseto, per poi proseguire lungo la Aurelia fino a Roma e raggiungere la Puglia tagliando L' italia in due.

Giunti in prossimità di Colle Val D'Elsa, avvistammo le insegne luminose di un bar appena aperto:"Fermiamoci a fare colazione" disse uno di noi. Parcheggiato di fronte al bar c'era un furgoncino bianco: sapete,uno di quelli che usano i pasticceri per portare le paste appena sfornate!!!! Ci fiondammo dentro al bar, arraffando le paste ancora calde direttamente dalle cassette che il pasticcere aveva incautamente appoggiato sul bancone del negozio. Il barista, intento a farci i cappuccini che gli avevamo ordinato, non si accorse che in meno di cinque minuti gli avevamo svuotato la cassetta delle paste, e ancor più veloci eravamo montati sulle nostre vespe scappando via a palla di fuoco. (Che pezzi di c.......ca), eravamo ragazzi!!!!!

Arrivati a Siena ci immettemmo nel raccordo Siena - Grosseto, e lì giù a tutto gas. 85,90,95,100,101,102 Km/H booommm !!!!! La vespa di Tiziano che mi precedeva cominciò a sbandare, dalla ruota posteriore si levò una nuvola di fumo bianco, sembrava un F16, "Ma che c......zo fa!?" pensai. Perso il controllo del mezzo lo vidi rotolare sulla strada come una palla. Le macchine che provenivano dalla direzione opposta facevano lo slalom tra la vespa, che strusciando sull'asfalto sembrava voler prendere fuoco dalle scintille che faceva, e il corpo di Tiziano, che continuava a rotolare in mezzo alla carregiata. Noi intanto ci eravamo fermati una cinquantina di metri avanti, invertimmo la marcia fino a raggiugere Tiziano, che nel frattempo si era rialzato e si trovava accerchiato da i vari passanti che assistendo alla scena si erano fermati. Come si accorse della nostra presenza ci guardò con la sua faccia a duro e con un risolino diabolico ci disse"Che cazzo di botta!!! Avete visto come andava la mia vespa? Che bestia di motore!!! Devo aver grippato cazzo!!!!"

Aspettammo che il motore si raffreddasse, la vespa non aveva riportato grossi danni, salvo una vistosa ammaccatura sulla cioccia sinistra e un sicuro solco sulla camicia del cilindro. Il viaggio riprese ad andatura più moderata per non compromettere ulteriormente il mezzo di Tiziano.

Giunti all'altezza di Roselle, sulla Siena Grosseto, la vespa 125 ET3 arancione del Maso perse la marmitta, sembrava un trattore!!! Così ci ritrovammo un'altra volta fermi; dopo vari tentativi infruttuosi decidemmo di trovare un meccanico per poter saldare la marmitta che si era rotta all'altezza del collettore. Il centro più vicino era appunto Roselle dove, con una notevole botta di culo, riuscimmo a riparare il danno e a ripartire.

Erano già passate dieci ore dalla partenza e non eravamo nemmeno a metà strada dalla nostra meta. I' Leo (fratello maggiore del Leino detto Merlo), sicuramente il più serio e responsabile di noi, cominciò a dare segni di nervosismo, soprattutto quando, alla vista di un campo di cocomeri, noi tutti ci fiondammo come un'orda barbarica a razziare i dolci frutti; il Leo, persa la pazienza, ingranò la prima della sua ET3 azzurra e se ne andò via da solo, incazzato come pochi. Lo ritrovammo qualche Km più avanti in direzione Castiglione della Pescaia, a sedere sulla sua vespa con le lacrime agli occhi:"Dai Leo non te la prendere, avevamo fame!! Ora andiamo" Il Leo:" Sono già dodici ore che stiamo in viaggio e siamo ancora in Toscana, io torno a casa".

Tutti insieme convincemmo il nostro amico a non mollare e tutti d'accordo decidemmo di passare le nostre ferie più vicino optando per Follonica!!!!(bisogna pur adattarsi agli eventi!!).

Non era il Gargano! Ma chi se ne fregava. Arrivammo a Follonica alle 05,00 PM. Nella pineta di Sensuno montammo le nostre tende(praticamente eravamo sulla via principale di Follonica) ci fiondammo in acqua. Erano passati meno di venti minuti dal nostro arrivo, quando in pineta arrivarono i vigili !!!! Ci fecero sgombrare il nostro accampamento, per fortuna senza farci pagare nessuna sanzione per campeggio abusivo. Eravamo stanchi morti non sapevamo dove poterci sistemare perchè tutti i campeggi nei dintorni erano completi. La nostra super e tanto agognata vacanza stava per fallire, se non fosse giunto il babbo di Gianni (mio cugino) che stava passando le sue vacanze propio a Follonica: con la sua auto ci portò in un campeggio che conosceva e... udite udite, ci avrebbe accolto per quindici giorni. Campeggio il Fontino, venti Km dal mare, e chi ci andava!!!! Per forza aveva posto!

Una volta sbrigate le varie pratiche burocratiche, prendemmo posizione, montammo le nostre otto tende Canadesi formando un cerchio "tipo accampamento Indiano" e ci lanciammo nella vicina piscina di cui era provvisto il campeggio. Erano le 07 PM circa. Ricordo il casino che facemmo, tavoli, sedie e ombrelloni furono scaraventati in acqua senza ritegno. Dopo circa un' ora tutti a fare la doccia. "Cosa facciamo da mangiare?" disse il Leo. La maggior parte di noi non aveva la minima voglia di farsi da mangiare, e con grande disappunto del Leo che nel frattempo aveva già messo mano ai vari pentolini, decidemmo di andare a mangiare una pizza a Follonica. Per raggiungere Follonica bisognava farsi circa venti Km all' andata e altrettanti al ritorno. E pizza fu!!!!!

La serata, complice la stanchezza del viaggio, finì in modo tranquillo e dopo la pizza riprendemmo la strada del campeggio.

Il mattino seguente raggiungemmo mio zio, che aveva preso in affitto una casa propio sulla spiaggia, e lì passammo tutto il giorno tra bagni e qualche gavettone alle ragazze che incautamente passavano di lì!!!!

Nel primo pomeriggio ritornammo al campeggio dove nel frattempo ci avevano raggiunto il Ferri "L'AVVOLTOIO" insieme al Poletto e Adriano, eravamo così in quattordici. Il Leo si offrì volontario per fare una spaghettata e si mise subito al lavoro. Noi andammo in piscina a fare il bagno, dopo di che tutti a fare la doccia e poi via a farsi belli per andare a mangiare una pizza di nuovo a Follonica, provocando una ragionevole incazzatura del Leo, che tutto contento aveva già preparato il condimento per la pasta. Rassegnato di avere a che fare con un branco di "fave" si vestì (ma sempre molto incazzato) e ci seguì.

La strada che portava a Follonica passava in mezzo alla campagna Maremmana, il tramonto rosso fuoco, la brezza proveniente dal mare, accentuata dalla velocità delle nostre vespe, ci faceva provare un gran senso di libertà, percorrevamo la strada tutti in gruppo occupando l'intera carreggiata, eravamo numerosi e forti, eravamo il "BAR ENZO."

Proseguimmo così fino a quando una macchina che si trovava dietro di noi, per superarci, prima con il clacson, poi a male parole, si fece largo tra di noi cercando di buttarci fuori strada, poi una volta superati ci mostrò il classico dito rivolto al cielo: quale affronto!!!! Ci lanciammo al suo inseguimento incazzati neri e non certo con buone intenzioni. L'auto ci precedeva velocemente e noi con le nostre vespe difficilmente l'avremmo raggiunta, ma per sua sfortuna giunti a Scarlino lo sventurato si dovette fermare al pericoloso incrocio di fronte al Puntone di Follonica. Gli piombammo addosso come un tornado: lo circondammo, qualcuno salì sul cofano della macchina e ci saltava sopra come fosse il materasso di un letto. L'Avvoltoio afferrò la portiera e la aprì, noi dalla parte opposta prendevamo a calci la carrozzeria che si accartocciava su se stessa come una lattina di CocaCola, lo sventurato che non si aspettava una reazione del genere era terrorizzato, preso dal panico si rannicchiò sui sedili cercando un inutile rifugio. L'Avvoltoio, non riuscendo a trascinarlo fuori dalla macchina, cominciò a colpirlo con i piedi. Intorno a noi intanto si era radunata una folla di persone che, spaventate e incredule di assistere a una tale scena, non fecero niente per impedire quella pazzesca aggressione.

Una volta saziato il nostro bisogno di vendetta per l'affronto subito rimontammo sulle nostre vespe e ci andammo a mangiare la tanto desiderata pizza. Come se non fosse successo niente. Finito di mangiare decidemmo di tornare al campeggio. La mattina precedente avevamo notato che vicino al campeggio c'èra un bel campo di cocomeri, così facemmo una sosta per fare un pò di spesa a gratis !!! Consumammo il bottino in campeggio, fumando e bevendo birra. Eravamo propio un bel gruppo affiatato e non ci importava niente degli altri, esistavamo solo noi! Il mattino seguente le buccie dei cocomeri, che avevamo lasciato per terra davanti alle nostre tende, avevano richiamato un gran numero di insetti, tutto intorno a noi regnava il disordine più totale: lattine di birra, bucce di cocomero, mozziconi di sigaretta e non solo....Uscimmo dalle nostre tende, il sole era già alto in cielo si prospettava una giornata molto calda. Ma una cosa ci colpì tutti: mancava una tenda e una moto!!!! E il suo propietario. L'Arfasatti detto "Checco" se ne era andato senza avvisarci e credetemi non lo abbiamo più visto se non di sfuggita quando tornammo a Firenze. Probabilmente l'episodio della sera precedente non gli era piaciuto. Non ci strappammo i capelli di testa, lui non era propio un menbro effettivo della nostra compagnia. Indossammo i costumi e dirigemmo verso Follonica e precisamente alla pasticceria Capolupi per fare una ricca colazione e pranzo compresi. Le paste erano esposte in una vetrina con vetri scorrevoli, dove i clienti potevano accedere liberamente e noi molto liberamente ci servimmo mangiando fino a strabuzzare, cinque, dieci, dodici pezzi a testa poi come se nulla fosse ci recammo alla cassa e ne pagammo uno, massimo tre pezzi a testa. Questa storia andò avanti per tre, quattro mattine. L'ultima di queste mattine, dopo aver fatto colazione andammo a pagare, quando arrivò il mio turno (ero rimasto l'ultimo della fila a dover pagare) tiro fuori il portafogli e con innocenza dico:"Due pezzi e un cappuccio" Il cassiere mi guarda con aria storta come se pensasse, "ti ho beccato stronzetto!!!!" E mi dice:" Ti sbagli ragazzo, nei hai mangiati quattro" Mi sentii gelare il sangue, istintivamente mi voltai verso l'uscita dove si trovavano i ragazzi, come per cercare aiuto, loro mi guardavano come se guardassero il concorrente di un quiz che deve rispondere alla domanda della svolta, rivoltai lo sguardo al cassiere e gli risposi:"No!!! Si sbaglia ne ho mangiati dieci !!!" Quella mia risposta fu come il colpo di pistola che da il via ai cento metri piani: in meno di mezzo secondo ci ritrovammo in strada correndo e ridendo per la nuova bravata e da quel giorno cambiammo pasticceria. Eravamo propio delle fave, ma che ci volete fare, noi ci divertivavamo così, era più forte di noi.

martedì, aprile 11, 2006



I RAGAZZI DEL "BAR ENZO" (1° parte)

I ragazzi del "BAR ENZO", così ci chiamavano le altre compagnie. Erano i tempi delle gang, bande, compagnie, fenomeno nato sull' onda del successo di films come i Guerrieri della Notte e Grease ....... Ognuna di esse aveva il suo nome: BEACH BOYS, STRAY DOG'S, STREET PEOPLE GANG, 4+, BAR 70, RIGHT BOYS, GARDEN' S COMPANY...............e infine la nostra il "BAR ENZO" company. Ci ritrovavamo sempre al solito posto, una piazzetta ai lati di un grande viale alberato, di fronte ad un bar, su le cui insegne spiccava la scritta "BAR ENZO". Noi eravamo sempre lì!! Nei nostri momenti liberi quello era il nostro ritrovo, dove progettavamo le nostre scorribande cittadine; il nostro territorio era il quartiere di Soffiano e Legnaia condiviso con altre compagnie, almeno tre, una in particolare era in piena guerra con noi, i "RIGHT BOYS". Una ragazza importunata, uno sguardo o un comportamento non gradito, erano il pretesto per accendere furiose scazzottate di gruppo. Ma generalmente tutto finiva con un testa a testa fra i rappresentanti più forti e cattivi delle varie compagnie rivali. Il nostro era il Ferri, detto "AVVOLTOIO".
Le corse con i motorini truccati (lo erano tutti), lungo i viali di Firenze, ma soprattutto il viale dei Colli che porta al piazzale Michelangelo, con le sue curve veloci, era il terreno preferito dove potersi misurare con le altre gang. Le sere d'estate il piazzale Michelangelo era il punto di aggregazione di tutte le compagnie di Firenze, e la strada per arrivarci diventava un circuito cittadino senza regole.
Nelle serate invernali,invece, il cinema Universale (ora diventata disco alla moda della città)e il cinema Giglio, insieme al "bar degli ubriachi" erano i luoghi da noi preferiti.
L'Universale era un cinema molto particolare, vi regnava il caos totale, il prezzo del biglietto era bassissimo e ci si poteva portare anche il propio motorino e parcheggiarlo in mezzo alla sala; davano films del tipo ARANCIA MECCANICA, QUADROFENIA, INTERCEPTOR, 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO ecc...... il fumo era legalizzato e non solo quello di sigaretta !!!! A volte arrivavano i Carabinieri e di conseguenza il fuggi fuggi generale, qualche fermato, una ramanzina e niente di più. La sera successiva era tutto come prima. Bei tempi !!!!!
Il cinema Giglio si trovava fuori città, al Galluzzo. La programmazione era rigorosamente di films a luci rosse (PORNO) cioè vietata ai minori di diciotto anni, noi non arrivavamo ai 17, ma questo non era un problema: la direzione non faceva caso a questi particolari trascurabili. La vera attrazione di questo locale non erano i films che vi proiettavano ma eravamo noi !! Perchè?
Perchè mettevamo in scena dei veri e propri spettacoli pirotecnici. Infatti la decisione di andare al cinema Giglio raramente era presa casualmente, ma solo dopo aver pianificato il tutto decidavamo di andarci. Ci presentavamo in sala muniti di petardi e bombolette a gas, liquido per la ricarica delle macchinette e un corno Vichingo, naturalmente il tutto nascosto sotto i nostri piumini d'oca. Una volta entrati in sala ci dividevamo. Il suono profondo e cupo del corno Vichingo era il segnale che dava il via allo spettacolo: petardi e razzi venivano lanciati in tutte le direzioni , il fumo e i lampi provocati dai petardi creava effetti spettrali, la maschera correva su e giù per la sala, con una piccola torcia, cercando di individuare i responsabili di tutto quel caos, le urla e le risate a crepa pelle degli spettatori, (naturalmente quasi tutti minorenni)contribuivano ad aumentare il panico del pubblico, seriamente interessato ai contenuti altamente educativi della programmazione. A questo punto accendevano le luci, entrava in sala il gestore del cinema e cominciava:" Se non la smettete chiamo i Carabinieri capito !! acc..ti a voi e alle vostre mamme". Cosa che non avrebbe mai fatto visto che l' 80% degli spettatori era minorenne. Noi, tutti zitti, lo ascoltavamo divertiti fino a quando sbottavamo "Facci vedere un po di passeraaa, basta si vuol vedere il film, buuuu". Si spengevano le luci e tutto ricominciava come prima, con l'aggiunta dei mangia fuoco, che alzandosi dai propri posti si posizionavano sotto lo schermo, si riempivano la bocca di gas liquido, e soffiando sopra un accendino acceso: fuoriusciva una fiammata impressionante dalla bocca. Che spettacolo!!! A questo punto generalmente riaccendevano le luci e la programmazione veniva terminata avanti tempo. Fuori dal cinema, tutti fieri di noi, ascoltavamo i commenti della gente che usciva divertita, e ci facevano anche i complimenti !!! (non tutti naturalmente) Noi rimontavamo sui nostri motorini e finivamo la serata al "bar degli Ubriachi "in via S. Spirito nel centro di Firenze. Qui, ascoltando la musica di Bob Marley "naturalmente al jukebox", giocavamo ad un video gioco che, mi senbra si chiamasse "space blaster" ma non ricordo bene.

domenica, aprile 09, 2006


Tour da brivido tra i fantasmi
I pianti di Isabella e Pia, le malizie di Ricciardetto: spiriti da tutti i gusti
Da la Nazione del Venerdi 07 Aprile 2006

Ci sono quelli che passano il tempo a piangere. Donne, ovvio: ma di quando i mariti gelosi le decapitavano o le muravano vive nei muri delle loro camere.Ci sono quelli che si mostrano fieri, a cavallo o a piedi con le loro armature o le ferite della mortale aggressione.
E poi ce n'è tutta una schiera di burloni, mattoidi, dispettosi: il più malizioso cambia abito e gesti, militare terribile davanti ai maschi, damerino o fratacchione porcello con le signore. Fantasmi di Toscana altro che Scozzesi!!!
LUNIGIANA
Il luogo? Beh uno come
Dante Alighieri sommo poeta, non poteva accontentarsi di uno solo. Ed eccolo segnalato in due castelli quello di MULAZZO e quello imponente ed austero di FOSDINOVO , dove il poeta, avvistato propio nella camera assegnatagli durante l'esilio, sarebbe costretto al condominio con una donna bellissima e sventurata, la giovane marchesa Maria Bianca Malaspina: innamorata di uno stalliere, fu imprigionata in una stanza senza porte ne finestre, in compagnia di un cane e un cinghiale, simboli di fedeltà e di animo ribelle. Si vede nelle notti di luna piena!

FIRENZE
Meno inquieto è il personaggio che si aggira nella vila di San Cerbone
di Figline Valdarno, l'ospedale Serristori, vestito di un"camicione bianco" lungo fino ai piedi: parla con la gente e dà consigli, semina oggetti. Ma in vita fu una belva sanguinaria, la duchessa Veronica Cybo, che una notte di capodanno fece sbranare la rivale in amore dai suoi sicari, e la mattina dopo fece recapitare la testa a suo marito. Poi se ne pente, nell'esilio di San Cerbone. Tutta un' alta storia è quella della povera Isabella, spirito della Villa Medicea di Cerreto Guidi . Figlia di Eleonora di Toledo e moglie di Paolo Giordano Orsini, più vecchio, che la trascurava: così lei si invaghì del suo sorvegliante Troilo. Il marito la strangolò con un cappio, morì ventitreenne. Lo straziante gemito si sente ancora nella camera nuziale. Triste destino fu quello di Donna Bianca, vittima delle faide medievali tra la sua famiglia, che abitava nel CASTELLO DI VINCIGLIATA, a Fiesole, e quella del vicino Castel di Poggio; ora dicono che la ragazza ancora vaghi come sagoma biancastra, nelle notti d'estate tra le mura e i campi vicini.
LUCCA.
Lucida Mansi, corteggiatissima e crudele, precipitava gli amanti....insoddisfacienti in un pozzo irto di lame. Il diavolo la tentò e le prese l'anima, la fece sprofondare con la carrozza nel laghetto dell'orto botanico, dove la dama ricompare, in mezzo al fango.
PISA.
IL CASTELLO DI LARI sembra infestato dallo spirito di Giovanni Princi, mentre a VOLTERRA, al MASSO DI MANDRINGA, si riuniscono le streghe.
AREZZO.
Terre di sangue, tra il Casentino e la val Tiberina, a Poppi nel bel CASTELLO DEI CONTI GUIDI, lo spettro della contessa Metelda si aggira per le torri: vi fu rinchiusa, la contessa- mantide, dalle madri dei giovani del luogo, che irretiva e poi uccideva. Poco fuori Anghiari, nel CASTELLO DI SORCI, il fantasma compare a scadenza: è quello di Baldaccio Bruni, capitano di ventura, ammazzato barbaramente il 6 settembre 1441; puntualmente ogni cinqunt'anni a mezzanotte del 6 settembre Baldaccio ricompare ferito, anzi massacrato: dicono che non sia un bello spettacolo.
SIENA
Fiero e terribile anche lo spirito di Bettino Ricasoli, il barone di ferro che, inquieto per la scomunica, da morto si aggirerebbe per la tenuta di BROLIO a piedi, a cavallo, con i cani. Un vero covo di spettri umani e animali sarebbe il CASTELLO DI STROZZAVOLPE, a Poggibonsi.
Uno solo, ma un vero spiritaccio, il Ricciardetto che s'appalesa nel CASTELLO DI POGGIO ALLE MURA, poco oltre Montalcino. Predilige le donne e ci sa anche fare, soprattutto con le mani. Vicino a Sovicille, invece, sul Ponte allo Spino vedono spesso la povera Pia de' Tolomei, che poi appare anche tra i ruderi del CASTELLO DELLA PIETRA, a Massa Marittima, dove il marito la fece morire. A Gaiole in Chianti, nella millenaria BADIA DI COLTIBUONO, invece, dicono che ogni 19 gennaio si riuniscano gli spiriti dei monaci morti per una processione, con tanto di canti gregoriani.

lunedì, aprile 03, 2006



24 Aprile 1983 Firenze


Ricordo come se fosse oggi: io e la mia compagnia, il "BAR ENZO company"eravamo seduti sulle nostre Vespe Piaggio 125 PX in Piazza della Repubblica, in pieno centro di Firenze, le note musicali provenienti dai Bar, ognuno con la sua orchestrina per intrattenere i numerosi turisti, risuonavano nella grande piazza, come la colonna sonora di un film. Noi, come spesso accadeva, fantasticavamo su cosa poter fare all' indomani della festa della repubblica. Chi voleva andare al mare, chi non fare un bel niente,"Andiamo a Roma in vespa!!!!!"Dissi io. "I cche tu s'è grullo" Mi risposero in coro tutti, tranne uno; "Io ci vengo" Disse Roberto detto "Merlo".

Cominciarono a sfotterci come spesso succedeva fra di noi,"OK" Risposi "Andiamo noi due". Fissammo l'ora della partena alle ore 04.00 del 25 Aprile

25 APRILE 1983 (1° parte)
04.00 AM Si parte!!!!

Esco di casa e rivolgo lo sguardo al cielo, sembra sereno ma fa molto freddo, abbottono il mio piumino d'oca e assicuro al porta pacchi la tanica da 5 litri di miscela che servirà da eventuale riserva, visto che nell'83 non esistevano i distributori automatici di miscela.
Avvio il motore con un'energica spinta sulla pedivella di messa in moto e.......porpoporropop...il motore scoppiettante della mia px 125 parte senza difficoltà, ingrano la prima e vado a prendere il Merlo "fido compagno di numerose avventure".
E' già sotto casa, anche lui con il suo piumino d'oca (a quei tempi andava di moda), gli occhi ancora mezzi chiusi e i capelli arruffati mi fanno capire che non ha dormito un granchè, causa la forte eccitazione per l'impresa che stavamo per affrontare (avevamo solo 16 anni). Decidiamo di indossare da subito i nostri caschi integrali, visto la temperatura già fredda in città, figuriamoci fuori! L'uso del casco non era ancora obbligatorio, solo tre anni dopo entrò in vigore l'obbligo del casco protettivo.
E' ancora buio e i soli fari di posizione sono insufficienti ad illuminare la carreggiata quindi procediamo con cautela, cioè a tutto gas (e chi aveva avuto il tempo di rimettere le lampadine?)
Procediamo spediti fino a Siena dove decidiamo di fare una breve sosta e prendere un caffè.
Il sole comincia a farsi vedere e la giornata si preannuncia spettacolare.
Consultiamo la cartina e decidiamo di lasciare la Cassia per andare a prendere la ss Aurelia a Grosseto e proseguire lungo la costa Tirrenica fino a Roma. La strada che porta a Grosseto è tutta dritta, immaginate che palle a percorrerla a una media di 60/70 Km orari, il paesaggio intorno a noi è molto bello sembra di percorrere quelle strade che si vedono nei films Americani (siamo sulla rout 66, magari!! ) Comicia a fare caldo, il sole oramai alto in cielo fa sentire tutta la sua energia e questo ci mette di buon umore.