sabato, aprile 15, 2006



I RAGAZZI DEL "BAR ENZO" (2° parte)

Agosto 1982 data fatidica !

Dopo varie discussioni fra di noi arrivò anche il tempo delle ferie insieme. Le prime da soli!!! Dove andare? Come ho già detto non fu cosa semplice trovare la destinazione, erano le prime vacanze da soli, con le nostre inseparabili vespe e tutto doveva essere perfetto e indimenticabile. Dopo varie mete prese in considerazione e poi scartate, tutti concordammo di partire per la Puglia: il Gargano.

Decidemmo di partire alle ore 08.00 AM.

Visto che mio cugino Gianni era solo in casa, perchè i suoi erano già partiti per le ferie, decidemmo di andare a dormire tutti a casa sua: potete immaginare quanto abbiamo dormito !!! Alle 04.00 AM eravamo già sopra le nostre vespe, tutte cariche all'inverosimile: tende, sacchi a pelo, tegamini per cucinare e borsoni pieni di vestiti, il tutto suddiviso tra il portapacchi anteriore e quello posteriore, io portavo anche come passeggiero il mio amico Merlo.

Ci dirigemmo verso la via Cassia, che ci avrebbe condotto fino a Siena, da lì avremmo raggiunto Grosseto, per poi proseguire lungo la Aurelia fino a Roma e raggiungere la Puglia tagliando L' italia in due.

Giunti in prossimità di Colle Val D'Elsa, avvistammo le insegne luminose di un bar appena aperto:"Fermiamoci a fare colazione" disse uno di noi. Parcheggiato di fronte al bar c'era un furgoncino bianco: sapete,uno di quelli che usano i pasticceri per portare le paste appena sfornate!!!! Ci fiondammo dentro al bar, arraffando le paste ancora calde direttamente dalle cassette che il pasticcere aveva incautamente appoggiato sul bancone del negozio. Il barista, intento a farci i cappuccini che gli avevamo ordinato, non si accorse che in meno di cinque minuti gli avevamo svuotato la cassetta delle paste, e ancor più veloci eravamo montati sulle nostre vespe scappando via a palla di fuoco. (Che pezzi di c.......ca), eravamo ragazzi!!!!!

Arrivati a Siena ci immettemmo nel raccordo Siena - Grosseto, e lì giù a tutto gas. 85,90,95,100,101,102 Km/H booommm !!!!! La vespa di Tiziano che mi precedeva cominciò a sbandare, dalla ruota posteriore si levò una nuvola di fumo bianco, sembrava un F16, "Ma che c......zo fa!?" pensai. Perso il controllo del mezzo lo vidi rotolare sulla strada come una palla. Le macchine che provenivano dalla direzione opposta facevano lo slalom tra la vespa, che strusciando sull'asfalto sembrava voler prendere fuoco dalle scintille che faceva, e il corpo di Tiziano, che continuava a rotolare in mezzo alla carregiata. Noi intanto ci eravamo fermati una cinquantina di metri avanti, invertimmo la marcia fino a raggiugere Tiziano, che nel frattempo si era rialzato e si trovava accerchiato da i vari passanti che assistendo alla scena si erano fermati. Come si accorse della nostra presenza ci guardò con la sua faccia a duro e con un risolino diabolico ci disse"Che cazzo di botta!!! Avete visto come andava la mia vespa? Che bestia di motore!!! Devo aver grippato cazzo!!!!"

Aspettammo che il motore si raffreddasse, la vespa non aveva riportato grossi danni, salvo una vistosa ammaccatura sulla cioccia sinistra e un sicuro solco sulla camicia del cilindro. Il viaggio riprese ad andatura più moderata per non compromettere ulteriormente il mezzo di Tiziano.

Giunti all'altezza di Roselle, sulla Siena Grosseto, la vespa 125 ET3 arancione del Maso perse la marmitta, sembrava un trattore!!! Così ci ritrovammo un'altra volta fermi; dopo vari tentativi infruttuosi decidemmo di trovare un meccanico per poter saldare la marmitta che si era rotta all'altezza del collettore. Il centro più vicino era appunto Roselle dove, con una notevole botta di culo, riuscimmo a riparare il danno e a ripartire.

Erano già passate dieci ore dalla partenza e non eravamo nemmeno a metà strada dalla nostra meta. I' Leo (fratello maggiore del Leino detto Merlo), sicuramente il più serio e responsabile di noi, cominciò a dare segni di nervosismo, soprattutto quando, alla vista di un campo di cocomeri, noi tutti ci fiondammo come un'orda barbarica a razziare i dolci frutti; il Leo, persa la pazienza, ingranò la prima della sua ET3 azzurra e se ne andò via da solo, incazzato come pochi. Lo ritrovammo qualche Km più avanti in direzione Castiglione della Pescaia, a sedere sulla sua vespa con le lacrime agli occhi:"Dai Leo non te la prendere, avevamo fame!! Ora andiamo" Il Leo:" Sono già dodici ore che stiamo in viaggio e siamo ancora in Toscana, io torno a casa".

Tutti insieme convincemmo il nostro amico a non mollare e tutti d'accordo decidemmo di passare le nostre ferie più vicino optando per Follonica!!!!(bisogna pur adattarsi agli eventi!!).

Non era il Gargano! Ma chi se ne fregava. Arrivammo a Follonica alle 05,00 PM. Nella pineta di Sensuno montammo le nostre tende(praticamente eravamo sulla via principale di Follonica) ci fiondammo in acqua. Erano passati meno di venti minuti dal nostro arrivo, quando in pineta arrivarono i vigili !!!! Ci fecero sgombrare il nostro accampamento, per fortuna senza farci pagare nessuna sanzione per campeggio abusivo. Eravamo stanchi morti non sapevamo dove poterci sistemare perchè tutti i campeggi nei dintorni erano completi. La nostra super e tanto agognata vacanza stava per fallire, se non fosse giunto il babbo di Gianni (mio cugino) che stava passando le sue vacanze propio a Follonica: con la sua auto ci portò in un campeggio che conosceva e... udite udite, ci avrebbe accolto per quindici giorni. Campeggio il Fontino, venti Km dal mare, e chi ci andava!!!! Per forza aveva posto!

Una volta sbrigate le varie pratiche burocratiche, prendemmo posizione, montammo le nostre otto tende Canadesi formando un cerchio "tipo accampamento Indiano" e ci lanciammo nella vicina piscina di cui era provvisto il campeggio. Erano le 07 PM circa. Ricordo il casino che facemmo, tavoli, sedie e ombrelloni furono scaraventati in acqua senza ritegno. Dopo circa un' ora tutti a fare la doccia. "Cosa facciamo da mangiare?" disse il Leo. La maggior parte di noi non aveva la minima voglia di farsi da mangiare, e con grande disappunto del Leo che nel frattempo aveva già messo mano ai vari pentolini, decidemmo di andare a mangiare una pizza a Follonica. Per raggiungere Follonica bisognava farsi circa venti Km all' andata e altrettanti al ritorno. E pizza fu!!!!!

La serata, complice la stanchezza del viaggio, finì in modo tranquillo e dopo la pizza riprendemmo la strada del campeggio.

Il mattino seguente raggiungemmo mio zio, che aveva preso in affitto una casa propio sulla spiaggia, e lì passammo tutto il giorno tra bagni e qualche gavettone alle ragazze che incautamente passavano di lì!!!!

Nel primo pomeriggio ritornammo al campeggio dove nel frattempo ci avevano raggiunto il Ferri "L'AVVOLTOIO" insieme al Poletto e Adriano, eravamo così in quattordici. Il Leo si offrì volontario per fare una spaghettata e si mise subito al lavoro. Noi andammo in piscina a fare il bagno, dopo di che tutti a fare la doccia e poi via a farsi belli per andare a mangiare una pizza di nuovo a Follonica, provocando una ragionevole incazzatura del Leo, che tutto contento aveva già preparato il condimento per la pasta. Rassegnato di avere a che fare con un branco di "fave" si vestì (ma sempre molto incazzato) e ci seguì.

La strada che portava a Follonica passava in mezzo alla campagna Maremmana, il tramonto rosso fuoco, la brezza proveniente dal mare, accentuata dalla velocità delle nostre vespe, ci faceva provare un gran senso di libertà, percorrevamo la strada tutti in gruppo occupando l'intera carreggiata, eravamo numerosi e forti, eravamo il "BAR ENZO."

Proseguimmo così fino a quando una macchina che si trovava dietro di noi, per superarci, prima con il clacson, poi a male parole, si fece largo tra di noi cercando di buttarci fuori strada, poi una volta superati ci mostrò il classico dito rivolto al cielo: quale affronto!!!! Ci lanciammo al suo inseguimento incazzati neri e non certo con buone intenzioni. L'auto ci precedeva velocemente e noi con le nostre vespe difficilmente l'avremmo raggiunta, ma per sua sfortuna giunti a Scarlino lo sventurato si dovette fermare al pericoloso incrocio di fronte al Puntone di Follonica. Gli piombammo addosso come un tornado: lo circondammo, qualcuno salì sul cofano della macchina e ci saltava sopra come fosse il materasso di un letto. L'Avvoltoio afferrò la portiera e la aprì, noi dalla parte opposta prendevamo a calci la carrozzeria che si accartocciava su se stessa come una lattina di CocaCola, lo sventurato che non si aspettava una reazione del genere era terrorizzato, preso dal panico si rannicchiò sui sedili cercando un inutile rifugio. L'Avvoltoio, non riuscendo a trascinarlo fuori dalla macchina, cominciò a colpirlo con i piedi. Intorno a noi intanto si era radunata una folla di persone che, spaventate e incredule di assistere a una tale scena, non fecero niente per impedire quella pazzesca aggressione.

Una volta saziato il nostro bisogno di vendetta per l'affronto subito rimontammo sulle nostre vespe e ci andammo a mangiare la tanto desiderata pizza. Come se non fosse successo niente. Finito di mangiare decidemmo di tornare al campeggio. La mattina precedente avevamo notato che vicino al campeggio c'èra un bel campo di cocomeri, così facemmo una sosta per fare un pò di spesa a gratis !!! Consumammo il bottino in campeggio, fumando e bevendo birra. Eravamo propio un bel gruppo affiatato e non ci importava niente degli altri, esistavamo solo noi! Il mattino seguente le buccie dei cocomeri, che avevamo lasciato per terra davanti alle nostre tende, avevano richiamato un gran numero di insetti, tutto intorno a noi regnava il disordine più totale: lattine di birra, bucce di cocomero, mozziconi di sigaretta e non solo....Uscimmo dalle nostre tende, il sole era già alto in cielo si prospettava una giornata molto calda. Ma una cosa ci colpì tutti: mancava una tenda e una moto!!!! E il suo propietario. L'Arfasatti detto "Checco" se ne era andato senza avvisarci e credetemi non lo abbiamo più visto se non di sfuggita quando tornammo a Firenze. Probabilmente l'episodio della sera precedente non gli era piaciuto. Non ci strappammo i capelli di testa, lui non era propio un menbro effettivo della nostra compagnia. Indossammo i costumi e dirigemmo verso Follonica e precisamente alla pasticceria Capolupi per fare una ricca colazione e pranzo compresi. Le paste erano esposte in una vetrina con vetri scorrevoli, dove i clienti potevano accedere liberamente e noi molto liberamente ci servimmo mangiando fino a strabuzzare, cinque, dieci, dodici pezzi a testa poi come se nulla fosse ci recammo alla cassa e ne pagammo uno, massimo tre pezzi a testa. Questa storia andò avanti per tre, quattro mattine. L'ultima di queste mattine, dopo aver fatto colazione andammo a pagare, quando arrivò il mio turno (ero rimasto l'ultimo della fila a dover pagare) tiro fuori il portafogli e con innocenza dico:"Due pezzi e un cappuccio" Il cassiere mi guarda con aria storta come se pensasse, "ti ho beccato stronzetto!!!!" E mi dice:" Ti sbagli ragazzo, nei hai mangiati quattro" Mi sentii gelare il sangue, istintivamente mi voltai verso l'uscita dove si trovavano i ragazzi, come per cercare aiuto, loro mi guardavano come se guardassero il concorrente di un quiz che deve rispondere alla domanda della svolta, rivoltai lo sguardo al cassiere e gli risposi:"No!!! Si sbaglia ne ho mangiati dieci !!!" Quella mia risposta fu come il colpo di pistola che da il via ai cento metri piani: in meno di mezzo secondo ci ritrovammo in strada correndo e ridendo per la nuova bravata e da quel giorno cambiammo pasticceria. Eravamo propio delle fave, ma che ci volete fare, noi ci divertivavamo così, era più forte di noi.

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